a musica è presente in tutte le culture umane ed in ogni epoca storica, considerata, in alcuni casi, una metafora per rappresentare con l'arte dei suoni esperienze umane, caratteristiche di sé, o per comunicare con entità spirituali, oltre le parole e lo spazio. A sua volta la musica evoca immagini metaforiche che rappresentano il mondo interiore, l'identità impercettibile talvolta solo abbozzata, permettendo all'individuo di delineare un'immagine di sé in modo più consapevole e costruttivo.Fabrizio è un giovane ventiduenne che presenta un disturbo ossessivo, resistente ad un trattamento triennale di psicoterapia analitica. Avendo intrapreso un percorso di psicoterapia cognitiva integrata con metodi di musicoterapia, egli così racconta alcune esperienze significative con la musica: "Alla richiesta della mia terapeuta di creare una composizione con lei sullo xilofono, benché perplesso, tentai. La mia ossessione mi prese immediatamente ed io, lo capii riascoltando il nastro, avevo cercato di cacciare la dolce melodia improvvisata, fuori dai miei pensieri, come facevo normalmente con le persone. Benché lo sapessi, solo con questa prova compresi come e quando succedeva che io rigettavo chi percepivo un intruso in quei pensieri che dovevo mantenere ad ogni costo ( sono un pericolo - posso stuprare, ferire - non posso stare con le altre persone ed è per questo che mia madre non mi ama, soffro moltissimo ma non so cosa fare). Decisi, allora, di rischiare e provare di nuovo ad improvvisare una melodia con la terapeuta. Fu un successo che mi dimostrò che potevo sintonizzarmi con una persona, avere una relazione anche con una donna, senza dover controllare l'altro, me stesso e le mie emozioni che non erano distruttive. Nell'improvvisazione decisi di utilizzare lo xilofono per la "dolcezza" ed il tamburo per la "forza", passando dall'uno all'altro, con la terapeuta, in un dialogo ritmico e melodico. Precedentemente ero convinto che potevo esprimere solo le mie caratteristiche di dolcezza, perché esprimere la forza lo ritenevo estremamente pericoloso e inaccettabile. La musica mi ha permesso di farlo, di esprimere entrambi i lati di me stesso, senza essere distruttivo. In una seduta successiva, durante l'ascolto del brano di Debussy "L'Après midì d'un faune", mi vedo dapprima con indosso una corazza accanto a Venere vestita con abiti leggeri e trasparenti. Noto che la corazza mi impedisce un contatto tenero e fa male alla mia partner, così, seguendo la musica, mi tolgo la corazza e rimango solo con una leggera tunica. Abbiamo un amplesso, con soddisfazione di entrambi. Da allora esco con amici e ho una piacevole relazione affettiva con una coetanea. Io sono finalmente io e non ho paura di esserlo anche con gli altri. |
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