n gruppo di ricerca presso l'Istituto di Discipline Psichiatriche e Sociomediche, Ospedale Umberto I, Università di Ancona, ha valutato, mediante EEG-C, le modificazioni dell'attività bioelettrica cerebrale durante prove d'ascolto musicale. Lo studio ha evidenziato che tali modificazioni, statisticamente significative, sono state più evidenti e diffuse nel gruppo dei musicisti rispetto a quello dei non musicisti, con il coinvolgimento di diverse aree cerebrali associative, senza una marcata prevalenza emisferica. L'attivazione di tali aree cerebrali documenta la complessità delle funzioni psichiche (senso - percettive, attentive, mnesiche e simbolico - complesse) coinvolte nell'ascolto di musica.
Un'esperienza pilota presso l'Istituto di Clinica Psichiatrica dell'Università di Catania, fa emergere che l'ascolto di un Notturno di Chopin produce una diminuzione dell'attività elettrodermica, con effetto rilassante, mentre l'ascolto di una musica etno-africana molto ritmata, provoca un incremento dell'arousal. Ambedue le musiche favoriscono un decremento della frequenza cardiaca nei partecipanti all'esperimento.
Uno studio effettuato presso la Miami University, Florida, riporta che anche un solo intervento breve con il metodo di Guided Imagery and Music può modificare il livello di depressione, di tipo non psicotico, in individui sani.
I risultati di una ricerca (sostenuta da: The National Health Research and Development Program of Health Canada e da Canadian Music Therapy Trust Fund), su quaranta adulti ansiosi, indicano che interventi di ri-contestualizzazione (reframing), abbinati con la musica, sono più efficaci nel ridurre l'ansia, modificare il tipo di affetto e promuovere la vividezza dell'immaginario.
La Prof. Nobuko Saji della Miyagi University, Sendai (Giappone) ha potuto rilevare che durante l'ascolto di musica familiare, eseguita al tempo (velocità) preferita dai pazienti con grave demenza senile, la loro corteccia cerebrale riprendeva a funzionare attivamente e le dimensioni frattali a breve termine (STFD) dell'elettroencefalogramma fluttuavano meno. Al contempo i pazienti erano più partecipi e presentavano miglioramenti nella memoria e nel tono dell'umore.
La ricerca sul Tempo Soggettivo (argomento del mio dottorato di ricerca presso l'Università Pontificia Salesiana, Roma), per organizzare attività motorie, cognitive ed emotive, mostra differenze statisticamente significative tra il gruppo di pazienti con disturbi psichiatrici e quello senza, differenze associabili ad una maggiore capacità di adattamento degli schemi temporali nei soggetti del gruppo di controllo.
Infine in un mio studio emergono i differenti modi di percepire, sperimentare e comprendere gli stessi brani musicali ascoltati in diversi momenti del cammino terapeutico, in concomitanza a modifiche nell'immagine di sé.
Gli esempi riportati sottolineano la specificità degli stimoli musicali in quanto sollecitano aspetti cognitivi, affettivi e percettivo-motori del funzionamento dell'essere umano, tenendo presente che la ricerca nell'ambito dell'interazione suono-musica/essere umano può riguardare:
1) le basi neurofisiologiche del comportamento musicale;
2) le proprietà degli stimoli musicali (timbro, ritmo, tempo, struttura, ecc.);
e 3) le risposte associale, con variabili individuali, alla percezione e attribuzione di significato all'esperienza musicale.

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